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22 agosto 2011

Il flipper

Con lui mi sembra di giocare una partita a flipper. Il mio pensiero è la pallina, che deve farsi strada verso l'alto, nel tentativo di raggiungere l'obiettivo (capire ciò che pensa e sente), evitando accuratamente ostacoli che possano farmi precipitare in buca. E' un esercizio di fioretto, ma non so perchè, sento che vale la pena continuare la partita.


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18 agosto 2011

Se arrivasse un segno

  Perchè, anche quando le cose sembrano girare per il verso giusto, provo una costante sensazione di precarietà, di inicurezza? Oggi è un giorno così: ci conosciamo da un mese, è di una bellezza commovente, da tutti i punti di vista, sembra volersi mettere d'impegno come me in questa nostra 'cosa', seppure sia reduce da una lunga relazione, finita da meno di un anno, che l'ha lasciato a pezzi. Eppure, se non ricevo un suo messaggio durante il giorno, o se mi rendo conto che affrontare discorsi un po' più profondi lo pone in una condizione di imbarazzo, vengo colto dal timore che tutto sia destinato a finire, e non riesco a godere pienamente di quanto di straordinario mi sta accadendo.Vorrei parlargliene, ma ho il terrore che metterei a repentaglio il fragile equilibrio che, forse un po' anche grazie a me, sta tentando di ricostruire. Chissà di quale segno ho bisogno. E chissà se poi, anche una volta ricevuto QUEL segno, lo saprei riconoscere.


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1 aprile 2011

Se l'Amore è...

"Amare veramente, provare una stretta non più di malattia, ma d'amore, l'affanno del petto, le contrazioni su e giù, e quel desiderio di spingere, di urtare tutte le porte, di spalancarle a forza, di andare, e andare, e precipitare, e togliere il fiato, amare è uccidere per qualche istante, non c'è forza, non c'è reazione, solo abbandono alle mani alla bocca al peso del corpo. Quello che era amare era anche uccidere, quello che era svenire d'amore, era poi rimanere zitti: immobili" 

(Gilda Policastro, "Il farmaco", ed. Fandango)


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28 marzo 2011

Lo dicevo io....

Sedotti e abbandonati?
Fa male come una scottatura

Studio su Proceedings of the National Academy of Sciences: la rottura di una relazione e la sensazione di rifiuto generano un dolore pari a quello di un trauma fisico. I ricercatori hanno esaminato 40 ex amanti e hanno visto che il cuore non c'entra. Tutto parte dal cervello
di ADELE SARNO 


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14 marzo 2011

Quelli sbagliati - 6

Milano mi guarda sempre dall'alto in basso, inarca un sopracciglio e, con un occhio ironico e leggermente allungato che maschera un ghigno sarcastico, mi aspetta a ogni mio timido ingresso.
La città mi ha sempre fatto un po' paura - forse sarebbe meglio parlare di soggezione, una sorta di timore reverenziale del Davide provinciale davanti al Golia metropolitano.
Qualche volta ho avuto la sensazione di poter essere accettato. In settembre, per esempio, quando mi illudevo di aver trovato casa tra le braccia di quello giusto (poi entrato nel novero grottesco di quelli sbagliati).
Stavo cominciando, sempre in modo timido e circospetto, a fare confidenza con la grande città; non posso dire che fossi riuscito a capirla, nè a diventarle amico, ma piano piano stavo acquisendo un diritto di cittadinanza.
Non è andata bene, e per qualche mese me ne sono tenuto a debita distanza.

Ci ho riprovato qualche sera fa, convinto che l'inizio promettesse bene.

Non importa parlare di lui, altro 'sbagliato', tanto per cambiare.

La mia follia, che rischia di trasformarsi in dolce ossessione, instilla nella mia mente il dubbio che Milano possa essere complice, e che continuerà imperterrita a trattarmi come un corpo estraneo.

Sarebbe bello prendere il gregge di 'sbagliati' che vi ho conosciuto, e trasportarli davanti a uno scenario diverso: chissà che, come per incantesimo, non possano di colpo trasformarsi in 'quelli giusti'.

Alla prossima, Milano!


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11 febbraio 2011

Quelli sbagliati - 5

Oggi mi è venuto da pensare che 'quelli sbagliati' sono proprio tanti. Due care amiche ne sono la prova; nel loro caso, a essere sbagliati non sono solo gli uomini, ma il sentimento che le ha legate agli stessi.
Due matrimoni.
Nel primo caso, due figli. Un rapporto andato avanti per almeno trent'anni. Lui è da sempre preda della sfrenata passione per il gioco d'azzardo. Lei lavora in un grande magazzino del centro, e tante volte deve colmare le voragini - più o meno profonde - che il marito scava con il suo vizio.
Lui non ama un granchè lavorare. Ogni tanto resta a casa con la scusa di un malessere. Lo raggiunge una cara amica di lei per...accudirlo. La moglie vede ma non guarda.
Lui decide di mettersi in proprio, e apre una ricevitoria (grottesco, no?), e chiede alla mia amica di fargli da garante (tra moglie e marito, che c'è di strano?). Peccato che il locale diventi per lui una tentazione costante, alla quale non oppone la minima resistenza. Comincia a essere assillato dai creditori (tra questi, lo Stato). Lei decide di lasciarlo, ma la firma che ha apposto in calce a tanti documenti la costringerà per i prossimi vent'anni a cedere parte dello stipendio, a perdere la casa che aveva comprato con i suoi soldi, e a ipotecare persino l'abitazione del padre. Eppure, continua a chiamarlo 'mio marito'.
Lui ormai vive con un'altra, ma lei (la EX moglie), si preoccupa del suo stato di salute, lo chiama tre volte al giorno per sapere come sta, gli paga più di una volta l'affitto. "In fondo", dice, "lo amo ancora".

L'altra amica è moglie di un affermato professionista. Lui possiede otto case, una Jaguar, una notevole somma in banca. Hanno una figlia di 25 anni. Da 21 lui la tradisce.  Lei lo sa, ma per il bene della bambina, fa finta di niente.
Lei ha un lavoro che consentirebbe alla consorte di un personaggio di tal guisa di togliersi qualche capriccio. Con il suo stipendio, invece, lui (otto case, una Jaguar, una notevole somma in banca), la costringe a pagare le bollette di casa. La figlia cresce, le amanti pure.
Lei scopre sul telefonino del marito una serie di messaggi accompagnati da foto delle parti intime dell'ultima, giovane fiamma. Lui torna a casa a cena, per lasciare i vestiti nella cesta dei panni sporchi (che la moglie dovrà lavare, pagando con il suo stipendio la bolletta dell'elettricità usata per la lavatrice), e va a trascorrere la notte nel letto della fanciulla delle foto e dei messaggi.
Ma lei lo ama. "Cosa aspetti a piantarlo lì?" chiedo io, il solito superficiale. "Tanto, prima o poi, torna", dice lei."Si tratta di aspettare che capisca che sono io quella che lui vuole davvero: è solo questione di pazienza". Sì, pazienza: la figlia ha 25 anni, lui la tradisce da ventuno. Lei lo ama. Perchè?

Buon san Valentino!


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31 gennaio 2011

Quelli sbagliati - considerazioni

Mi piacerebbe tanto capire qual è il meccanismo che fa sì che, in maniera improvvisa, certi giorni la memoria degli 'amori' passati si faccia più forte che in altri momenti (ho messo amori tra virgolette, perché alla luce di quanto scritto nelle puntate precedenti mi chiedo se possano essere definiti tali).
Al mio fantomatico (e per ora inesistente) terapeuta chiederei di spiegarmi se c'è per i sentimenti un equivalente del detto "L'erba del vicino è sempre più verde". Non intendo che gli uomini degli altri sono sempre i migliori: piuttosto, se funziona la sensazione o l'idea che gli amori passati sono sempre meglio di quelli presenti.
In questo contraddirei Bauman che, nel suo capolavoro "L'Amore Liquido", sostiene che non riusciamo ad afferrare le opportunità offerte dal 'qui-e-ora', per la convinzione che domani potrebbe arrivare l'Incontro Giusto. Ecco, io ho la tendenza a farmi specchio del passato: perchè?

Sono la personificazione del paradosso di Zenone (quello della tartaruga, se non vado errato)? Riuscirò mai a trovare la consapevolezza che la persona che ho la fortuna di conoscere oggi valga almeno la pena di essere conosciuta, invece di metterla a confronto con un passato che si fa mito (dato che i Grandi Amori, evidentemente, non li ho trovati)?

Queste domande sono oggi pressanti.
Ho nostalgia dell'Uomo del Sud (vedi "Quelli sbagliati - 2).
Mi trovo, a più di quattro mesi dalla 'separazione', a sperare. Un desiderio assolutamente vano: l'ho cancellato forzatamente dalla mia vita (non c'è il suo numero della rubrica del suo cellulare, nè quello di una sua cugina, che avevo utilizzato per farle gli auguri di buon compleanno). La distanza chilometrica tra di noi è sufficiente a evitare che ci si possa incontrare 'per caso'. Eppure...
Eppure mi ritrovo tutti i gironi a controllare se lui è entrato nella stessa chat che frequento io.
Eppure immagino che, un giorno non lontano, possa trovarsi nello stesso posto in cui ci sono io, magari per lavoro, e, ammirandomi (che narcisista!), si faccia cogliere dal ravvedimento.
Eppure, e qui sta il top dell'assurdità, scrivo queste righe, oggi, nella speranza che lui possa leggerle (va detto che lui NON ha idea dell'esistenza di queste pagine).

Sentivo poco fa alla radio una canzone; l'interprete, raccontando una storia d'amore finita, si ostinava a ripetere "Non mi manchi", ma alla fine diceva "There's a message that I'm sending out, like a telegraph to your soul...".

Ecco: queste righe sono come un telegramma indirizzato a un'anima ignara.

Il problema è che i telegrammi, ormai, non si spediscono più. Nel passato, sì.


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30 gennaio 2011

Quelli sbagliati - 4

E poi ci sono gli altri, che hanno incrociato la mia strada giusto per il tempo di un caffè: il nano, l'impotente, lo strabico, il nano strabico (sia inteso: queste erano ALCUNE caratteristiche di quelle persone, le più evidenti. Le uso, una volta tanto, senza eufemismi, ma non ho nei loro confronti nessun intento di scherno, nè ho elementi per valutarli come persone).

E ci sono tutte le persone per le quali io sono stato 'sbagliato'. Le persone che mi hanno affidato un po' del proprio tempo, della propria attenzione...in qualche caso, credo di poter dire anche un po' del proprio cuore, ma io sono stato sordo ai loro appelli.

Tra tutti, ricordo con affetto B., un artista, e una persona davvero superiore. E, soprattutto, colui che mi ha fatto scoprire cosa significa amare: senza di lui, l'alfabeto del mio cuore sarebbe ancora privo dell'abc.

Mi sento come Frida, la cockerina che mi ha accompagnato nell'adolescenza. Con noi viveva anche un altro cocker, che era stato predestinato a essere suo legittimo sposo. Ogni volta che lui le si avvicinava, si direbbe mosso da vero amore, lei si ribellava, e lo allontanava ringhiando.
Si concedeva, invece, a bastardini che incontrava per strada, cani senza famiglia, senza razza, senza pedigree, con una vita completamente sbandata, che evidentemente esercitavano su di lei un fascino assolutamente irresistibile.

Un giorno ci accorgemmo che era rimasta incinta. La rimproverammo (sì, come se potesse capirci, o come se le nostre regole dovessero necessariamente valere anche per lei, per quell'approccio antropomorico con il quale ci accostiamo agli animali di casa).
In famiglia restammo tutti in attesa della nascita del frutto di quell'amore clandestino.
La povera cockerina diede alla luce un bastardino, biondo, però, come lei.

Poche ore dopo il parto, il cucciolo morì.

Come lei, anch'io sono destinato, forse, a continui aborti.

Come lei, anche io sono destinato, forse, a quelli sbagliati.


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30 gennaio 2011

Quelli sbagliati -3

Che dire di quel bel personaggio che riempie con la sua voce le notti degli italiani? (beh, non proprio di tutti: diciamo di un po' di ascoltatori di un network radiofonico dalle alterne fortune).
Con lui è sempre stato un tira e molla.
Lo incontro circa otto anni fa.
Mi piace.
Gli piaccio.
Scopriamo di avere molte passioni e una conoscenza in comune.
Scocca la scintilla (meglio: un fuoco fauo, con il senno di poi).
Io, naturalmente, ci casco come una pera cotta. Non lo chiamo proprio innamoramento, ma una bella sbandata, sì. Ci frequentiamo per un po', poi scompare. Passa a due passi da casa mia, ma ha fretta e non si può fermare: "CI vediamo presto", mi dice, e invece rien de rien.

Passano gli anni.
Nasce facebook.

Mi trovo sul profilo una richiesta di amicizia: "Tel chì", mi dico. L'accetto: almeno posso dargli dello stronzo...in amicizia.
Insiste perchè ci si riveda.
"Perchè mai?" mi/gli chiedo io.
Insiste.
"Ma per fare che?"
Insiste.
E' la fine di novembre 2009. Ci incontriamo a giugno 2010.
Di nuovo il fuoco fatuo, maledizione!

Scompare di nuovo.

E sì che tutte le sere è lì che si dà un tono alla radio.

Sembra persino uno serio, e invece è solo un fuoco fatuo.


(continua)


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25 gennaio 2011

Quelli sbagliati - 2

Non credo che in quegli assaggi la povera donna si fosse ingegnata di mettere strane pozioni o intrugli magici: bastava il veleno che il suo legittimo consorte aveva accumulato negli anni della sua vita insoddisfatta per rendergli impossibile di essere quello che ogni essere umano merita: un uomo felice.

E così terminò la sceneggiata. Accadde in una domenica pomeriggio, a novembre.Camminando scalzo per casa, gli mitragliai nell'orecchio al telefono l'unica domanda che avesse un senso rivolgergli: ci sarà un mondo solo fatto da noi due? Il silenzio mi bastò come risposta, e lo feci scomparire dalla mia esistenza. Almeno nella mia esistenza vigile. Gli incubi che popolarono le notti dei mesi successivi, gli attacchi d'ansia improvvisi e soffocanti, gli accessi d'ira e le lacrime che sgorgavano senza preavviso mentra vagavo tra i corridoi dei supermercati, o mentre  guidavo per recarmi al lavoro le mattine in cui sembrava il fardello fosse meno pesante...tutto questo appartiene a un altro livello della mia coscienza.

Archiviamo l'esemplare 1: era sposato, e me lo sono andato a cercare (direbbe sempre il mio terapeuta immaginario), perchè sapevo che, in fondo, non sarebbe mai stato mio (né io suo).
Mah, se lo dice lui...

Incontro un uomo poco più giovane di me. Non bellissimo, forse, ma con una testa notevole. Ha uno spirito e un'ironia acuta e intelligente che derivano dalla sua terra d'origine, baciata dal mare. Mentre facciamo l'amore mi guarda, mi sorride, e si commuove. Tenta di andare oltre la nebbia che mi appanna lo sguardo: no, dottore, nessun difetto particolare agli occhi, ma ero come anestetizzato. La batosta del signore della Mole mi aveva lasciato cicatrici che stavano sì rimarginandosi, ma che richiedevano ancora un po' di tempo, di cure, di pazienza.
Me le diede, lui, l'uomo del Sud.
Teneva però in modo spasmodico a una cosa: io avrei dovuto conoscere in un sol colpo tutti i suoi amici, la sua seconda famiglia. Lo legava a questa compagine un vincolo del cuore talmente forte, che accettava di vivere, ospite pagante, con un amico d'infanzia che lo umiliava e gelosamente lo teneva inchiodato alle sue mura.
"Non sono ancora pronto ad affrontarli tutti, tenta di capirmi: il mio cuore cammina con le stampelle, e mi sta dando la possibilità di conoscere te, dagli un po' di tempo". Me ne diede, ma io arrivai in ritardo.
Silenzio, per qualche mese, poi mi sveglio come da un sonno profondo e innaturale. Lo chiamo: "ti devo parlare". Mi voglio scusare per averlo messo in una specie di sala d'attesa. Lo incontro il giorno prima del suo compleanno: "Voglio solo chiederti scusa, nulla di più. Te lo devo. Poi, deciderai tu se vuoi ancora vedermi oppure no. Intanto, tieni questo": gli regalo una raccolta di poesie, belle, che parlano di quanto sia difficile ma al contempo sorprendentemente naturale incontrare l'amore. Quella notte mi chiama: smettila di parlare, e vieni da me. Lo raggiungo, ci amiamo, forse le nostre onde si sono finalmente incanalate nella medesima scia. Accetto di incontrare i suoi "amici di sangue". Lo aiuto in un trasloco, l'ennesima tappa del suo vagare di casa in casa. magari, mi dico, un giorno traslocherà da me (prima e, credo, ultima volta che la mia mente riuscirà a formulare un pensiero così bislacco).
Poi...basta: "Sai, c'è qualcosa di cui non riesco a darmi spiegazione nemmeno io. Forse c'entra il sesso, che non mi soddisfa completamente. Tu sei la persona più bella che abbia mai incontrato, ma non so...". Come, non sai? Ma se mi hai fatto fare le scale per un trasloco che significava la prima cosa condivisa davvero? E se non appena mi vedevi, eravamo sdraiati sul mio divano? "Cosa faccio - gli chiedo - vado o resto?". "Non mi sentirai mai dirti di andare" risponde lui. "E di restare?" gli chiedo io. Il silenzio mi bastò come risposta. Sì, lo so, l'ho scritto anche sopra, ma tant'è.

C'è un post scriptum. Quindici giorni dopo mi invia una mail. Mi chiede scusa per avere interrotto un silenzio che, capisce, è servito. Ribadisce che difficilmente avrà la fortuna di trovare un altro come me, ma che sogna - prima o poi - di realizzare quel grande sogno che è la Relazione di Coppia. Non con me, ça va sans dire.

                                      (continua)


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permalink | inviato da kissaseva il 25/1/2011 alle 23:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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